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La Pala di San Martino

La Pala di San Martino


Nell’età d’oro dell’alpinismo di esplorazione delle Pale, la Pala di San Martino con le sue pareti verticali fu certamente tra le più corteggiate dagli alpinisti: la pala si erge slanciata, leggermente isolata dall’altopiano a cui è collegata attraverso una piccola cresta frastagliata.

Il primo tentativo dal versante sud da parte di Cesare Tomè, Santo Siorpaes e Tomaso Dal Col, porta in realtà a una sorta di anticima, molto probabilmente quella che sarà poi dedicata all’alpinista Jeanne Immink qualche anno più tardi; amareggiata, la comitiva fa rientro a San Martino, con la promessa di ritornarvi e tentare nuovamente l’impresa.

La promessa viene rispettata solo in parte e dal solo Santo Siorpaes, che partecipa alla cordata del 1878 insieme ad Arcangelo Dimai e alla guida primierotta Michele Bettega, per accompagnare gli appassionati Julius Meurer e Alfredo Pallavicini. Dopo un assedio durato una settimana, il gruppo di temerari raggiunge la vetta, il 23 giugno 1878, dopo aver risalito la parete Nord in circa 8 ore. La via, piuttosto pericolosa, rimase per quasi vent’anni l’unico itinerario verso la cima, fino al 1896 quando venne aperta la via della parete Sud, e fu definita dal cortinese Siorpaes una delle più difficili tra tutte le sue spedizioni.

Altre vie come quella sulla perete Nord-ovest vengono aperte nel 1898, anche se solo dagli anni Venti la Pala acquisirà  maggior fama tra gli alpinisti, quando superando la parete Sud-ovest Gunther Langes aprirà con Erwin Merlet il “Gran Pilastro” , oggi una delle vie classiche delle Dolomiti.

 

photo credits – Wikimedia e summitpost.org